martedì 23 settembre 2008

Museo d'Arte

Chiesa di San Michele Arcangelo
Della fase quattrocentesca si ha un unico ed importante testimone: il leone stiloforo murato al di sopra del rosone. Dal 1552 la chiesa diventa di patronato della potente famiglia dei Caracciolo di Santo Buono, a cui, forse, si può riferire la committenza di rango dell’altare in commesso marmoreo, presente nella cappella dedicata, attualmente, alla Madonna del Monte, dietro un’artistica cancellata in ferro battuto. L’interno venne rinnovato nei secoli anche con la partecipazione di maestri e lapicidi molisani, come Giovanni Crisostomo Calvitti, già impegnato nella chiesa del Carmine a Vasto, che lavorò a Castiglione tra il 1766 ed il 1768 insieme a Nicodemo Calvitti e Teodosio Fagnani (altra famiglia di fabbricatori e lapicidi che operarono, tra l’altro, nella parrocchiale di San Buono). Un ulteriore progetto di restauro della chiesa, con le forme attuali interne, oltre che del campanile, viene attribuito all’ingegnere del real corpo di ponti e strade Carlo Luigi Dau, negli anni 1839 e 1881. Altri restauri sono del 1939 di Oreste Terreri.

Oreste Terreri

Nato a Pescopennataro nel 1895 ed ivi morto nel 1958, svolse la sua attività come scalpellino, ed insieme al figlio Franco e ai Compaesani Alfonso del Corso e Igino Terreri, nella Chiesa parrocchiale di San Michele Arcangelo, ridotta in condizioni precarie; eseguirono la ricostruzione della torre campanaria, metà del muro sulla fiancata destra della chiesa e il rifacimento del tetto.
Questi lavori furono diretti dall’Ing. Ciro Iavicoli di Castiglione M. M. che fu anche progettista.
A causa della seconda guerra mondiale i lavori furono sospesi e ripresi nel 1948 sotto la direzione del maestro scultore locale Emilio di Lizia. In questa fase dei lavori, furono apportate delle modifiche sostanziali a tutta la struttura. Per dare maggior slancio all’insieme dell’interno, si pensò di abbassare il livello della pavimentazione di cm. 95 e con quest’audace soluzione si ottenne un risultato sen’altro positivo.
Di Lizia si Assume la responsabilità di seguire i lavori di sottofondazione dei pilastri.

· Cimitero: Cappella di Famiglia
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Tra gli altri lavori, dei Terreri, la facciata in pietra da taglio della Maiella che conserva il vecchio portale di stile romanico (della Chiesa di Santa Barbara), con strombature, archi a tutto sesto e colonnine tortili.
Il rosone fu ricostruito dallo scalpellino abruzzese Felice Giuliante.
(continua)

Federico Spoltore

Nato nel 1902 a Lanciano, fu uno dei più importanti pittori degli anni Venti insieme a Basilio Cascella e Fedele Cappelletti. Studente ginnasiale, alternava allo studio il godimento artistico. Nel 1920, ottenne da parte dell'amministrazione Provinciale di Chieti una borsa di studio che gli permise di studiare presso l'Accademia delle Belle Arti a Roma.
Fu per alcuni anni assistente alla cattedra di pittura del maestro Umberto Coromaldi.
Viaggiò nei centri più importanti all'estero: fu a Parigi a Londra, in Turchia, nel Medio Oriente in questo periodo si accorse per la sua vocazione per il ritratto. Ritrasse nelle stampe e nei calendari e i reali d'Italia e Mussolini; ritrasse il generale Jozef Pulsudskj a Varsavia, Massimo Gorkj e Stalin a Mosca, re Boris e la regina Giovanna in Bulgaria, il presidente Truman, il Cardinale Dougherty ed Einstein in America e i papi Pio XI e Pio XII.
(continua)

Giovanni Leo Paglione

Nasce a Capracotta il 12 giugno 1917. I suoi sono inizi da pittore autodidatta, e già a quattordici anni decora appartamenti privati. Nel 1937 incontra a Campobasso il maestro Amedeo Trivisonno, il quale, apprezzando le qualità del giovane, gli offre il suo insegnamento, gli fa abbozzare figure e poi, verificatone le doti artistiche, gli affida la realizzazione di alcune parti di affreschi nelle chiese molisane a cui stava lavorando. Dal '45 in poi comincia un'intensa attività come decoratore di cappelle e chiese. Nel 1948 è presente alla Mostra nazionale di Pescara, a cui seguiranno, nel '58 e nel '59, quella di Termoli e la Mostra nazionale Enal di Campobasso, dove è premiato con medaglia d'argento. Alla ricca galleria di ritratti, numerosissimi, quasi tutti di proprietà privata, bisogna aggiungere le opere conservate nelle chiese (Castiglione Messer Marino, - San Rocco).
Il 21 maggio 2004 Paglione viene investito da una moto mentre attraversa la strada, sotto casa sua, e muore, tra il cordoglio della popolazione e del mondo culturale molisano.
(continua)

Paolo Saverio Di Zinno

Paolo Saverio Di Zinno - Campobasso 1718-1781
Dell’infanzia e dell’adolescenza non si hanno notizie. Nel 1737 si reca a Napoli presso la bottega del poco noto maestro Gennaro Franzese per imparare il mestiere di scultore. Comincia la sua attività di scultore, anche se all’inizio le commissioni scarseggiano. Si afferma come scultore del legno; il suo prestigio cresce, le commissioni diventano innumerevoli e, unitamente a lasciti della sua famiglia e di quella, agiata, della moglie, ha guadagni che gli permettono un buon tenore di vita. L’apice della carriera e del prestigio viene toccato quando gli viene affidata la reinvenzione de I Misteri del Corpus Domini.
Muore a Campobasso nel 1781.

(continua)

Felice Giuliante

Tetramorfismo nella collezione scultorea di Felice Giuliante nella di Chiesa San Michele Arcangelo

nato a Pennapiedimonte (CH)
1° Novembre 1885 – Chieti 24 Luglio 1961

Tetramorfismo deriva dal greco tetra (quattro) e morfos (forma), mentre l’origine del simbolo proviene dell’antica immagine dei cherubini dalle teste zoomorfe e da elementi iconografici egizi e assiro-babilonesi.
I “Quattro esseri viventi” citati nell’Apocalisse di Giovanni accanto al Trono dell’Altissimo e divenuti simbolo degli Evangelisti, derivano dalle creature dal quadruplice aspetto (tetramorfo) descritte dal profeta Ezechiele nel racconto della sua visione. “Avevano sembianza umana, ma ciascuno quattro volti e quattro ali. Le loro gambe erano diritte e i piedi simili agli zoccoli di un bue, lucenti come bronzo fuso. Di sotto le ali, ai lati apparivano mani d’uomo; tutti e quattro avevano lo stesso aspetto e identiche ali. Il loro aspetto era: davanti d’uomo, di leone a destra, di bue a sinistra e di aquila dietro.”
Ireneo di Lione (fine del II secolo) ha per primo collegato il quaternario con i Vangeli, segnalando come il leone esprima il concetto della regalità, il bue del sacrificio, l’uomo dell’incarnazione e l’aquila dello Spirito che sorregge la Chiesa.

E’ stato invece san Gerolamo (fine del IV secolo) ad associare gli “animali” agli Evangelisti:

Essendosi tutti e quattro gli apostoli occupati dei fatti inerenti al Cristo, è significativo come le ali siano la comune caratteristica indicante l’alta spiritualità della testimonianza
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AMBONE




Giovanni, infine, compie con il suo Prologo al Vangelo, un volo spirituale talmente alto e con vista acuta simile a quello di un’aquila.

note: Il Vangelo di Giovanni è diverso dagli altri tre poichè ricorda ciò che Gesù ha "detto" più che quanto ha "fatto"


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continua...lavori in corso!

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